UNA VITTORIA STORICA PER I GREYHOUND
Published On 4 agosto 2018 » 52 Views» By Marco Anelli »
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Quanto è andato in scena a Macao venerdì 27 luglio è l’atto conclusivo di una lunga lotta per chiudere il Canidrome e salvare i greyhound.

In realtà per chiudere il cerchio manca l’ultima parte, ugualmente importante, impegnativa e difficile, cioè trovare una casa per tutti i cani. Ma il lavoro continua e ora si affronterà anche questo delicato e conclusivo passaggio, tutto sommato con qualche preoccupazione in meno.

Questa vittoria è storica, non soltanto perché nessun cane correrà in futuro nel Canidrome, il che sarebbe già molto, e non soltanto perché i cani sono in salvo; questa vittoria è storica perché chi li ha sfruttati pagherà anche le spese.

Non si è trattato infatti di un compromesso o qualcosa di simile, perché Anima non ha dovuto concedere nulla, anzi ha preso tutto quel che c’era da prendere per dare ai cani le migliori opportunità per il futuro: un centro internazionale per i greyhound gestito da Anima, spese di cura e preparazione dei cani pagate, estensione del tempo per dare i cani in adozione. Tutto quello che Anima ha chiesto è stato ottenuto e messo nero su bianco e in pubblico e tutto per i cani: Anima non avrà alcun vantaggio economico e, tra l’altro, è un’associazione di volontari che per legge non può essere in attivo.
 

Perché è potuto accadere questo? Perché la società che gestiva il Canidrome, la Macau (Yat Yuen)  Canidrome Co. Ltd  ha ceduto su tutto ingoiando tutto il rospo?

Il grandissimo lavoro svolto da Anima e dai suoi sostenitori e partner internazionali negli ultimi 7 anni, dall’estate del 2011, nell’esposizione della crudeltà a cui erano sottoposti i greyhound nel Canidrome, e le prove dello stato in cui i cani erano stati tenuti dalla pista, mostrate da Anima, hanno avuto un enorme effetto sia sull’opinione pubblica a Macao, sia sul governo di Macao e sul governo cinese, oltre che sull’opinione pubblica internazionale.  La Macau (Yat Yuen)  Canidrome Co., che ha comunque fatto di tutto per non cedere i cani, di fronte al fatto di dover pagare una multa multimilionaria per aver abbandonato i cani e di fronte alla concreta possibilità di perdere la licenza del Casinò, da cui dipendono la gran parte delle sue entrate, è stata messa con le spalle al muro. Il governo di Macao, che già dal 1 settembre 2016 aveva vietato la pratica dell’eutanasia nel Canidrome, mostrandosi molto più avanti dei governi dell’Irlanda e della Gran Bretagna, ha esercitato una enorme influenza nelle ultime settimane.

Prima chiudere il cinodromo, poi salvare i cani, infine far pagare le spese a chi li ha sfruttati, questa è in definitiva il paradigma virtuoso che ci indica la vicenda del Canidrome.

Un paradigma molto differente da quello che va in scena da anni e di cui sono protagoniste le associazioni che hanno legami con l’industria: i cinodromi non chiudono, i cani continuano a morire, soltanto qualcuno si salva con l’elemosina dell’industria che li ha sfruttati. Questa sì che è una soluzione di compromesso: l’industria continua la sua strada, i cani continuano a correre ed essere sfruttati, qualcuno di loro si salva per salvare la faccia a chi li ha utilizzati per fare soldi. L’industria certo non ci perde, se e cosa dia in cambio chi prende i cani facendo accordi con l’industria non è dato sapere, tutto quello che si sa è che l’industria paga una parte dei trasporti e la preparazione dei cani.

C’è un legame con il fatto che queste associazioni non hanno mai detto chiaramente che le corse dei cani devono essere vietate in UK e in Irlanda?

Intanto in questi paesi purtroppo i cani continuano a correre e a morire, mentre invece a Macao i greyhound hanno vinto su tutta la linea senza dare nulla in cambio.

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