Zoomafia commercio disumano

Amici di CGTV, secondo il rapporto zoomafia 2012:«le relazioni della Dia segnalano infiltrazioni anche in questo settore»
Canili-lager, allevamenti e macelli fuori norma, cavalli azzoppati in corse clandestine, animali allevati e venduti per la vivisezione e laboratori di ricerca poco controllati. Sconvolge e sconforta sapere come l’Italia non possa certo venire annoverata fra i Paesi che maggiormente tutelano i diritti gli animali. Nel 2012 sono stati molteplici gli episodi di violenza contro gli animali e in molte regioni è la zoomafia a nascondersi dietro queste attività illegali e cifre da capogiro, se si pensa che il giro d’affari annuo supera tre milioni di euro.

 «I crimini zoomafiosi sono reati associativi e i collegamenti con altre tipologie di reato, come le scommesse clandestine, lo spaccio di stupefacenti, gli atti intimidatori, le truffe, sono sempre più evidenti». Tra questi, i reati più ricorrenti risultano le corse clandestine di cavalli, ippodromi e scommesse, l’affare dei canili e del traffico di cani, il contrabbando di Fauna e la biopirateria o l’uso di animali a scopo intimidatorio. Reati ai quali fanno da pendant gli animali trasportati nei tir: maiali, agnelli, polli, equini e bovini destinati talvolta a sopportare ore o giorni di trasporto in condizioni disumane.

A contrasto del fenomeno è stata concretizzata un’azione sinergica tra Lav, Polizia Stradale e Asl che prevede intensi controlli in ristretti periodi di tempo, come spiega Roberto Bennati, presidente della Lav: «Assieme all’invito agli automobilisti a segnalare sempre alla Polstrada le situazioni limite, stiamo operando in maniera specifica con servizi di controllo sulla filiera degli animalisti.Nelle prime tre tornate di accertamenti le violazioni riscontrate si sono attestate sul 60%».

Relativamente alle irregolarità verificatesi nel settore trasporti, Bonacini, della Libera Associazione Agricoltori, specifica però: «non va dimenticato che si tratta di problematiche legate ad un’attività commerciale. Di conseguenza si auspica elasticità nella valutazione dei casi, ovvero che la cosa venga effettuata entro i livelli del buon senso senza far diventare il problema più grande di ciò che è. Sarebbe controproducente, oltre che fuorviante, trasformarlo in una sorta di “caccia alle streghe”».

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